mercoledì 7 aprile 2010

Cuba libre...il regime regna ancora


"Come va?"

"Stanno succedendo molte cose. Ma tu ce la fai a venire?"

«Sì, atterro domani notte...». «Hai un albergo in centro?», mi chiede lei. «Quando ci vediamo te lo dico...». Ora a fare la parte del prudente sono io e lei ride. «Dove vuoi che ci incontriamo?». Tace per qualche secondo mentre il telefono continua col suo solito ticchettio. Poi mi dice secca: «All'aperto!». «Pensi a un posto in particolare?». «Sì», ha una voce decisa. «Parque Central. Alle 10 in punto. Sotto la statua di José Martí!». La linea cade quasi subito. I tentativi per mettermi in contatto con Yoani Sánchez all'inizio hanno il sapore dei tempi della Guerra Fredda: molte telefonate, linee controllate e triangolazioni improbabili per riuscire a raggiungerla. Poi, dopo qualche settimana di negoziazione, riesco a fissare un appuntamento all'Avana.
[...]
Yoani mi racconta la città come se fosse il terreno da gioco per una caccia al tesoro di hot spot. Le reti wi-fi? Pochissime, una nella calle tal dei tali, due nel quartiere x, altre tre nella zona y. Gli altri punti di accesso al web sono i pc dei grandi alberghi, come quello in cui sto io: un hotel rinnovato appena qualche mese fa, con tre computer nuovi di zecca nella hall ma nessun servizio wireless.

«Non avrai mica controllato l'email?». «Sì... L'ho guardata stamattina appena sveglio». «Favoloso!», mi dice ironica. «Ora non sei più l'unico a leggerla. Quei computer sono macchine-divora-password. Appena uscito dall'isola cambia subito le tue password». Poco male, penso io: trascuro così tanto il mio account email che si faranno una cultura sui casinò online, i simil-Viagra, le vedove nigeriane che devono trasferire milioni di euro su conti europei e le giovani ucraine in cerca di una relazione di amicizia solida e duratura. «Usare gli spot wi-fi con i portatili è l'unico modo per proteggere i nostri dati, anche se a volte nemmeno questo basta». Ma com'è possibile gestire un blog seguito in tutto il mondo in queste condizioni? Quello che per noi in Europa è un passatempo, qui impegna Yoani a tempo pieno.
Tutti i servizi di accesso al web sono erogati dallo Stato. Non esiste però nessun ufficio a cui fare domanda per una linea. Vengono concesse ai grandi alberghi, alle ambasciate, agli stranieri regolarmente residenti nell'isola e a un manipolo di fedelissimi: gli "allineati", come li chiama Yoani. Anche per questi, però, non sono necessariamente tutte rose e fiori: mentre di là dallo stretto della Florida, e da noi in Europa, si discute se è meglio sostenere i costi della fibra ottica o è sufficiente una adsl, qui la connessione è insindacabilmente a 56k. E i costi sono proibitivi: «Con un salario ufficiale medio di 17 Pesos Convertibili al mese, l'accesso a Internet qui all'Avana vale 6 Pesos l'ora: con tre ore di navigazione hai fatto fuori lo stipendio di un mese. E a queste velocità di connessione in tre ore fai ben poco». Me ne rendo conto personalmente: per liberarmi dei miei quintali di spam utilizzo 15 dei 30 minuti di credito che ho acquistato in hotel, per leggere quattro email ho speso l'equivalente di due giorni di stipendio locale. «È per questo che lavoro», mi spiega Yoani. «Per potermi pagare i collegamenti una volta alla settimana. E come me ce ne sono tanti...».
[...]
Nei momenti di tranquillità Reinaldo scrive in camera da letto, mentre Yoani lavora chiusa nel suo studio di due metri per tre. Oppure cerca la concentrazione seduta, in pace, sul tetto dell'edificio. Ci si accede da una vecchia scala di servizio a pioli, passando per la sala macchine degli ascensori e da una voragine nel muro che permette di affacciarsi sulla spianata di cemento in cima al palazzo. Lì sopra, fra le antenne tenute in piedi col filo di ferro, Yoani lavora con il laptop sulle ginocchia. Tutto il materiale del suo blog e la corrispondenza sono prodotti e vagliati a casa, offline. Salvati in una memory card, una volta alla settimana prendono il volo per la Rete da un hotel per stranieri. È allora che Yoani inforca un paio di occhiali da sole che le coprono mezza faccia e si dirige verso il centro in cerca della connessione giusta: «Sabato scorso ci ho provato da diversi alberghi ed è stata una tragedia, non sono riuscita nemmeno a caricare una foto da 150 KB... Andiamo, su!».
[...]
Quella di Yoani Sánchez e di suo marito Reinaldo Escobar è una battaglia per potersi esprimere, al di là e a prescindere dalle convinzioni o dalle opinioni politiche. Loro credono che ci debba essere spazio per tutti, la loro arma è la Rete, e il loro combustibile la solidarietà. Così hanno creato un'accademia clandestina per formare blogger indipendenti: ogni martedì e venerdì il salotto di casa loro si trasforma in un'aula per ospitare una trentina di studenti. Si insegna giornalismo, etica e giurisprudenza, tecnica informatica e cultura cubana. Tutto - manco fosse necessario ribadirlo ulteriormente - a titolo gratuito...
Leggi tutto l'articolo qui.

mercoledì 24 marzo 2010

Il ragazzo perduto


In un caldo pomeriggio d'agosto, madre, padre e figlio si mettono in macchina e si dirigono verso il Qihang Salvation Training Camp, nella Cina rurale.

Il centro dista appena una mezz'oretta dal loro albergo a Nanning, ma il viaggio a Deng Fei e Zhou Juan sembra assai più lungo. Sul sedile posteriore il loro figlio Deng Senshan non apre bocca per tutta la strada. Ha un'espressione abbattuta, mentre contempla il paesaggio in rapido movimento della provincia di Guangxi nella Cina meridionale, fatto di magazzini, edifici non terminati e campi aperti. Non ci vuole andare, al campo (e chi vorrebbe?) ma i suoi genitori hanno capito di non avere altra scelta.

Il campo di Qihang promette di guarire i ragazzi affetti dalla cosiddetta internet-addiction, una malattia che è arrivata a essere considerata uno dei più temuti rischi per la salute pubblica. L'opuscolo del campo sostiene che ne sia affetto circa l'80 per cento della gioventù cinese. Il quindicenne Deng Senshan a quanto pare rientra nella casistica. Era uno studente brillante, ma negli ultimi due anni i suoi voti hanno avuto un tracollo e ha smesso quasi completamente di fare attività fisica. Passa la maggior parte del tempo immerso in videogame come World of Warcraft, negli internet café o sul suo computer di casa. I mezzi di informazione cinesi sono pieni di storie terrificanti su ragazzini impazziti per "WoW", che sono caduti morti stecchiti o hanno accoppato i genitori, e Deng Fei e Zhou Juan hanno avuto paura di perdere il loro unico figlio per mano di un demone tecnologico che a malapena sanno cosa sia. Si sono dunque fatti allettare dalla promessa di mettere fine al suo "cattivo comportamento".
Ma quando finalmente si arriva a vedere il posto, non si tratta del tradizionale edificio tipo scuola che Deng Fei aveva immaginato. Assomiglia piuttosto a un carcere mal tenuto - un decrepito edificio di cemento, a tre piani, con le sbarre alle finestre e cespugli incolti. In lontananza, al di là di un campo con l'erba alta e tagliente, la ciminiera di una fabbrica sputa una nube nera. Su un doppio campo di basket, una banda di teenager in tuta mimetica è impegnata in una sessione di allenamento, sono sudati fradici nel caldo subtropicale. Gli operatori, in camicia nera con distintivi della polizia militare sul petto, stanno a guardare.
[...]
Non si sono detti arrivederci. È quello che Deng Fei e Zhou Juan ricorderanno in seguito, la mancanza di congedo. I genitori di Deng Senshan pagano in anticipo oltre 7000 yuan (circa 700 euro) per un mese di cure, poi restano a guardare mentre il figlio viene condotto in una stanza appena oltre il campo da basket. I capi hanno consigliato loro di andarsene. Guarirà prima, dicono. Mentre si allontana, però, Zhou Juan non riesce a resistere alla tentazione di dare un'ultima occhiata al figlio. Attraverso una fessura, lo vede accasciato in poltrona con il capo chino. «Sembrava così triste», ricorda. «Se avesse alzato gli occhi e mi avesse chiesto di tirarlo fuori di lì, io lo avrei riportato a casa». Lui non alza gli occhi.
[...]
Un paio di settimane prima, Deng Fei carica l'auto e porta la famiglia al mare, per un'ultima gita. Seduto sulla sabbia calda guarda il figlio nuotare nel mare della Cina meridionale. Quando Deng Senshan va a salvare una donna che si sta dibattendo tra le onde, riportandola a riva, il padre del ragazzo è pieno d'orgoglio: suo figlio, l'eroe. Zhou Juan scatta una foto a Deng Senshan nel suo costume da bagno nero. In essa appare con i capelli ancora bagnati, avvolto in un asciugamano azzurro, un'espressione stoica sul viso rotondo, ignaro di essere sul punto di venire spedito al campo, che è lì vicino. Ma quella sera in albergo, gli danno la notizia. «Ti farà bene», gli assicura Deng Fei.

Uno dei primi segnali che le cose sono sfuggite di mano nei campi cinesi è l'emergere della figura di zio Yang (Yang Yongxin), uno psichiatra che nel 2006 apre un centro di cura all'interno di un ospedale pubblico, nella provincia orientale di Shandong. Il suo campo è uno delle centinaia spuntati in Cina. Molti di questi sono privi di controllo e di credenziali, e si basano su un'accozzaglia di terapie: antidepressivi, assistenza psicologica, esercizio fisico intenso (uno ha spedito i suoi giovani pazienti a fare un trekking di 850 chilometri nella Mongolia interna). Quello che era partito come un approccio degno di stima e disciplinato si è trasformato in un affare in rapida crescita, pieno di imprenditori improvvisati.

La gamma di terapie di Yang comprende l'elettrochoc, noto come xing nao o "risveglio cerebrale". Alle mani e alle tempie dei suoi pazienti vengono attaccati gli elettrodi, e poi si fanno partire scariche di 1-5 milliampere. Una ragazza ricorda di aver indossato una museruola che le impediva di morsicarsi la lingua. Alcune sedute vanno avanti, a quanto pare, addirittura per mezz'ora; di tanto in tanto provocano, si dice, delle ustioni. In un'intervista a un giornale locale Yang difende il suo metodo: «Non causa danni al cervello, assolutamente. Ma è doloroso, molto doloroso!».
[...]
I compagni di campo di Deng Senshan ci aiutano ora a ricostruire il suo primo e unico giorno a Qihang. Come tutti i nuovi arrivati comincia la sua permanenza con una visita alla "stanza del confino", all'ultimo piano della struttura, dove gli dicono di mettersi faccia al muro. Quando rifiuta, lo colpiscono. «L'ho sentito gridare», racconta una tredicenne spedita lì perché marinava la scuola per chattare. «Ma non ci ho fatto troppo caso, perché era normale sentire delle urla».

Quando gli altri partecipanti vengono mandati a letto, verso le nove di sera, Deng Senshan insieme ad altri tre novellini è costretto a fare giri di corsa sul campo da basket, alla luce dei riflettori. Non resiste a lungo; dopo una trentina di giri inciampa e cade. Un operatore lo trascina verso un pennone lì vicino e lo colpisce con la gamba di una sedia di legno, che si spezza. Deng Senshan lo implora di smetterla, si rialza a fatica e ricomincia a correre. A metà del giro crolla di nuovo. «Allora ti vuoi decidere a correre?», grida l'istruttore, arrivando con uno sgabello di plastica, che cala con violenza sul ragazzo.

Deng Senshan si affloscia sul cemento e non si muove più. È presente almeno una mezza dozzina di testimoni. Una guardia della security vede tutto dalla minuscola stanza in cui vive, ai margini dell'area, capisce che il ragazzo è nei guai, è scioccato: «Ho detto a mia moglie: "Se sopravvive a questa notte, è già tanto"».

Dopo il pestaggio, Deng Senshan viene trasportato e depositato sulla sua branda. Trema, grida «Mi stanno uccidendo», sanguina dalla bocca, dalle orecchie, dagli occhi e dal naso. Gli operatori lo lasciano lì per ore, prima di decidersi a portarlo in ospedale. Alle tre del mattino, quattordici ore dopo il suo arrivo al campo, viene dichiarato morto.

Leggi l'articolo intero qui.

martedì 16 marzo 2010

Spagna, sentenza pro p2p Il verdetto farà giurisprudenza?


Questa sentenza è a suo modo rivoluzionaria, sia perché il tribunale di Barcellona non condanna la condivisione di file sulla Rete, sia perché verrà invocata in futuro durante cause simili, e non solo in Spagna.
Nel 2008 un primo, timido, “precedente” sempre verificatosi in terra iberica aveva fatto infuriare le major discografiche.
I rappresentanti della Sgae (la SIAE italiana, ovvero la società che tutela i diritti d’autore) escono disorientati dall’aula del tribunale di Barcellona dove si è dibattuta la causa che vedeva al banco degli imputati un sito tramite il quale è possibile scaricare file di diversa natura. La sentenza è a favore di Jésus Guerra, proprietario del sito, e per diversi motivi. Il giudice Raúl N. García Orejudo ha ritenuto che, essendo la pagina web priva di contenuti pubblicitari, nessuno abbia lucrato dall’attività di condivisione dei file. Oltre a questo, la sentenza cita che “le reti peer to peer non ledono alcuna legge, essendo basate sulla trasmissione di dati privati e di link, come del resto tutta la Rete”. A queste due considerazioni va ad aggiungersi una riflessione del giudice che sostiene sia impossibile rintracciare, tramite indirizzo IP, tutti gli utenti che fanno uso di servizi di file sharing, sarebbe quindi inutile provvedere civilmente o penalmente in tale direzione.
Per il giudice eMule e siti torrent sono legali e l’uso che ognuno fa del proprio PC non può costringere alla chiusura di una pagina o di un portale web.
Nel 2008 un tribunale di Madrid aveva espresso un parere simile, riguardante all’epoca un sito sul quale c’erano soltanto link ad altre pagine web dalle quali era possibile scaricare file.
Questa sentenza potrebbe diventare un precedente di una certa importanza, tanto è vero che il quotidiano spagnolo “El Pais”, nel riportarla, paventa la possibilità che la Sgae abbandoni le procedure civili per giungere direttamente a quelle penali ma, anche in questo caso, l’esito potrebbe non essere del tutto certo.
Ancora una volta, in Spagna, le major escono con le “ossa rotte”, sono sempre di più gli utenti finali (i clienti) che chiedono nuovi canali e nuove forme di distribuzione della musica e le etichette fanno orecchie da mercante. Forse, alla luce di questa sentenza a suo modo storica, qualcosa cambierà.

SuperBlog

domenica 7 marzo 2010

La realtà aumentata sbarca sul telefonino

La realtà aumentata è una particolare estensione della realtà virtuale che consiste nel sovrapporre alla realtà percepita dal soggetto una realtà virtuale generata da un software: la percezione del mondo dell’utilizzatore viene “aumentata” da oggetti virtuali che forniscono informazioni supplementari sull’ambiente reale. Non si tratta di fantascienza, anzi, ora grazie a Layar è a disposizione in una nuova versione gratuitamente per iPhone e per telefonini Android! Volete capirne di più prima di scaricarla sul vostro iPhone? Godetevi il video!


SuperBlog

mercoledì 3 marzo 2010

Salvare una pagina web in pdf


Stanchi di salvare pagine web e trovarle modificate alla riapertura? Stanchi di dover salvare tutta la cartella con le immagini per avere una visione concepibile?
I servizi online che permettono di convertire pagine web in file PDF sono molti, ma non tutti consentono di farlo in maniera corretta ed efficace.
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Provare per credere!

The Norba

giovedì 25 febbraio 2010

ICARO



Giovedì 3 dicembre attorno alla pista dell'aeroporto svizzero di Dübendorf c'erano due dozzine di occhi puntati nervosamente verso un'incredibile libellula in fibra di carbonio di 63,40 metri di apertura alare. Il pilota collaudatore Markus Scherdel ha acceso i quattro motori a elica, ha lanciato (per modo di dire: la velocità di punta era di 40 chilometri orari) l'aereo sulla pista, e poi, alle 13 e 11, ha tirato lentamente la cloche per farlo decollare. Per la prima volta, l'aereo ha volato, lentamente, a un metro dal suolo. Dopo 28 secondi e 350 metri, Scherdel l'ha posato delicatamente tra gli applausi fragorosi del piccolo gruppo.
«Adesso sappiamo che vola: la vera sfida inizia in questo momento», dice entusiasta André Borschberg, uno dei capi del progetto. «Abbiamo fatto molte simulazioni, ma per dimensioni e design questo è un aereo diverso da tutti gli altri. Fino a ora non avevamo la certezza che avrebbe volato davvero».
[...]Sono passati sei anni da quando gli svizzeri Bertrand Piccard, il visionario del progetto, e André Borschberg, che ne dirige le operazioni, hanno annunciato la loro intenzione di costruire un aereo rivoluzionario, destinato a circumnavigare la Terra usando unicamente energia solare, senza consumare una goccia di combustibile, senza produrre emissioni inquinanti e volando anche di notte. Hanno chiamato l'iniziativa Solar Impulse, riunito una squadra che conta ora una settantina di persone. A fine giugno 2009, in un hangar di Dübendorf, che è una vecchia base dell'esercito svizzero dismessa qualche anno fa, vicino a Zurigo, i due hanno mostrato per la prima volta il prototipo finito, codice di registrazione HB-SIA, e fra gli invitati si sono levati sospiri di meraviglia alla vista dell'immensa, elegante ala. Ci vuole un attimo per assimilare le dimensioni dell'aereo e abituarsi alle sue fattezze: ha l'apertura alare di un Airbus A340 (63,40 metri), ma pesa quanto un'automobile media (1600 kg) e dovrebbe volare consumando l'energia di una Vespa. Questo è un aereo che rimette in discussione molti assunti dell'aviazione e spinge i limiti della tecnologia. Non è perciò sorprendente che fino al 3 dicembre, e a quel volo un metro sopra la pista, ci fosse ancora qualche dubbio sulla sua controllabilità e sul suo comportamento quando si sarebbe staccato dal suolo.
Se tutto andrà secondo i piani, in primavera o in estate l'aereo dovrebbe decollare da un'altra base militare svizzera, Payerne, non lontano da Ginevra. Questa volta per un volo di 36 ore, destinato a verificare la fattibilità del volo notturno, quando la fonte d'energia, il sole, è "spenta".
In un mondo costruito sui - e totalmente dipendente dai - combustibili fossili, il progetto Solar Impulse è una provocazione. Ma ha delle credenziali. André Borschberg è un ingegnere e businessman di successo che per oltre quindici anni ha pilotato gli aerei da caccia dell'esercito svizzero. Quanto a Bertrand Piccard, beh, è un Piccard, discendente di una famiglia che ha lasciato una profonda traccia nei libri di storia della ricerca scientifica e dell'esplorazione umana. E lui stesso è il protagonista di quella che è stata chiamata "l'ultima grande avventura del XX secolo", la prima circumnavigazione della Terra in mongolfiera senza scalo.
[...]All'arrivo della notte, con la scomparsa del sole, l'aereo dovrà poi planare sfruttando le correnti termiche (e l'energia stoccata nelle batterie) fino a una quota di circa 2000 metri. L'altitudine diventerà così una forma di energia "virtuale": più alta è la quota raggiunta prima di sera, più lunga sarà la planata possibile di notte. «Dal tramonto in poi, l'obiettivo sarà uno solo», spiega Bertrand Piccard: «Raggiungere l'alba successiva, ritrovare i raggi del sole prima che le batterie siano vuote». Per poi ricominciare a risalire (e ricaricare le batterie), senza effettuare scali. «Ogni alba sarà un momento di emozione e tensione incredibili: ci sarà energia a sufficienza nelle batterie per tornare ad acchiappare il sole? E sapremo usare questa energia in modo abbastanza frugale?», si chiede Piccard.
L'aereo è grande, fragile e lento. Volerà a circa 70 chilometri orari. Una struttura così grande ma leggera è piuttosto difficile da controllare, perché sarà molto sensibile alle turbolenze.
[...]«Il successo dipende totalmente dall'ottimizzazione di tutte le componenti alla ricerca dell'efficienza energetica», spiega André Borschberg. «Dobbiamo trovare il modo per estrarre la massima potenza dal minimo di energia, e per volare usandone il meno possibile». La leggerezza, insomma, è tutto, e la squadra di Solar Impulse ne è ossessionata. Al punto che lo stesso Borschberg, che è più alto di Piccard di parecchi centimetri e ha una struttura fisica più sportiva, si è messo a dieta per perdere qualche chilo ed entrare più facilmente nel cockpit.
[...]HB-SIA andrà molto lentamente, 70 chilometri orari in condizioni ottimali. Ma se la macchina è un gioiello di tecnologia e innovazione, i due piloti non sono che dei cinquantenni mortali. Saliranno a oltre 8000 metri, seduti in un cockpit esiguo, appena sufficiente per un sedile e per permetter loro di allungare le gambe, e durante il giro del mondo saranno lassù, soli, per periodi di cinque giorni e cinque notti. La squadra di Solar Impulse sta quindi studiando come dovranno comportarsi per riposarsi e nutrirsi, e quali equipaggiamenti saranno necessari per assicurarsi che abbiano le informazioni e l'ossigeno necessari (e prevedere come si comporterebbero se venissero a mancare). In qualche modo, se tutto funzionerà secondo i piani, l'aereo solare ci avvicinerà a un'utopia ancestrale, quella del movimento (e del volo) perpetuo. Per cui i piloti diventano il fattore limitante.
[...]L'aereo stesso è una metafora del nostro mondo: se sarà troppo pesante, se il pilota sprecherà energia, non riuscirà ad attraversare la notte e "ritrovare" il sole. «E anche noi, se continuiamo a sprecare energia e costruire cose che ne consumano troppa, non potremo trasmettere il pianeta alle prossime generazioni senza grossi problemi», afferma Piccard. Che naturalmente non è ingenuo al punto da pensare che gli aerei solari sostituiranno gli aerei a reazione nei prossimi anni. «Ma dobbiamo cominciare a mostrare l'esempio. Solar Impulse non è un aeroplano: è un simbolo di quello che possiamo realizzare quando crediamo nell'impossibile e accettiamo di buttare un po' di zavorra per esplorare in direzioni nuove».
Certo, il volo solare attorno al mondo rimarrà una missione impossibile fino a quando Piccard, Borschberg e i loro colleghi non avranno dimostrato il contrario, e tutto può ancora andar male. Ma le mentalità cambiano, seppure lentamente, e già non sembra più completamente stupido pensare che sia possibile liberarsi dalla nostra dipendenza dalle energie fossili.
«Dobbiamo mostrare alla gente che le energie rinnovabili non sono un passo indietro per la qualità della vita, ma un balzo nel futuro», dice ancora Piccard: «Se potremo compiere il giro del mondo in un aereo solare, più nessuno potrà dire in futuro che non è possibile fare lo stesso per le automobili, i sistemi di riscaldamento, l'aria condizionata e i computer».

Leggi l'intero articolo qui.

venerdì 12 febbraio 2010

AudioTag: Ottimo Servizio Per Scoprire Il Titolo Di Un Brano Musicale


Può capitare di disporre di file audio di cui purtroppo non conosciamo ne il titolo del brano musicale e neanche il suo Artista. AudioTag è un utile strumento online che può rappresentare la soluzione a questo problema.
Si tratta di un pratico servizio online completamente gratuito che tramite l’upload di file musicali dal computer, di qualsiasi formato e qualità, vi permette di scoprire il titolo e l’Artista di qualunque brano musicale decidiate di sottoporgli, in maniera rapida ed efficace.
AudioTag consente di recuperare il titolo e l’artista dei brani caricati dal computer ma anche di quelli trovati in giro per il web, come ad esempio gli innumerevoli brani musicali presenti su YouTube, quindi per effettuare il riconoscimento musicale vi basterà caricare un file audio dal vostro computer o incollare il link diretto, corrispondente al video musicale trovato sul famoso servizio di video sharing.
Per quanto riguarda l’upload dal computer, il servizio consente di caricare brani interi oppure piccole porzioni di file audio di 15 secondi: un tempo sufficiente per una buona riuscita del riconoscimento audio.
Senza dubbio un servizio online utile e funzionale che in pochi semplici passi vi permetterà di soddisfare la vostra curiosità musicale!

TheNorba

giovedì 11 febbraio 2010

La chat all in 1 esiste


Nimbuzz ti permette di chiamare, chattare, inviare messaggi e file gratuitamente quando sei in movimento. Riunisce tutti i tuoi contatti Skype, MSN, Yahoo, ICQ, AIM, Google Talk, Facebook e altri. Unico login, unica lista contatti, tutti i tuoi account.

Puoi vedere chi è on line e dove, effettaure chiamate (anche di gruppo), chat e chatroom, inviare messaggi, foto, musica, video e messaggi vocali.

Risparmia: invece di tradizionali chiamate, Nimbuzz utilizza internet per permetterti di effettuare chiamate gratis verso la tua lista contatti. Puoi inoltre utilizzare il tuo account Voip per chiamare a basso costo numeri di rete fissa o cellulari.

Localizza i tuoi amici: condividi la tua localizzazione e richiedi quella dei tuoi amici su una mappa. Molto utile per organizzare i tuoi incontri.

Fatti sentire: se i tuoi amici sono offline, fagli sapere che li stai cercando, invia un "Buzz". Questo attivera' Nimbuzz sui loro cellulari.

Per non perdere mai i tuoi contatti: usa la Rubrica telefonica per salvare e recuperare tutti i numeri di telefono. Molto utile se cambi o perdi il tuo cellulare.

Nimbuzz è mobile e web. Non ti verra' adebbitato mai nessun costo esclusa la connessione internet del telefono, secondo la tariffa del tuo operatore. Se non usi il Wifi, ti raccomando vivamente di usare una tariffa dati flat del tuo operatore mobile.

venerdì 5 febbraio 2010

Sbarazzarsi velocemente delle richieste di FB


Siete stanchi di dover cliccare IGNORA ogni giorno su richieste inutili per diventare fan di qualcosa, sostenere la causa di qualcun altro, rispondere alle partecipazioni a eventi e via dicendo?
Grazie all’applicazione One-Click Quiz Blocker, sviluppata e realizzata da Eddy Wong e CY Choi di Hong Kong, potremo rispondere in un solo click a tutte le richieste.

Dunque per prima cosa andiamo nella pagina dell’applicazione da qui. Clicchiamo quindi su Vai all’applicazione e su How to use e nella pagina che si aprira’ troveremo un link (al punto 1) che dovremo salvare tra i preferiti del nostro browser.

A questo punto riapriamo la home page di Facebook e abbiamo due posibilità:
1- dalla Home (/home.php) clicchiamo sul bookmarklet appena salvato tra i preferiti e possiamo spazzar via tutti i quiz della pagina.
2- dalla pagina delle richieste (/reqs.php) clicchiamo sul bookmarklet e possiamo in un solo click ignorare tutti i suggerimenti e le cause, rispondere No agli eventi e alle richieste di quiz.

Esistono anche altre possibilità, ma lascio a voi la libertà di scoprire se vi possono essere utili.

Ricevi gratis IPhone, PSP, Xbox, MacBok


Lockerz è un sito americano fondato dai creatori di Amazon (il famoso sito di e-commerce internazionale) che permette di ricevere gratis magnifici oggetti come Ps3, Xbox 360 e MacBook.
Ma come è possibile che un sito web regali oggetti anche molto costosi?
Lockerz è un servizio che punta sulla fedeltà degli utenti e al relativo ritorno economico in termini di advertising, per ottenere i vari oggetti in regalo e infatti necessario accumulare punti visitando periodicamente il sito. Ecco come funziona Lockerz:
Per ottenere gli oggetti gratis è necessario guadagnare punti (anche detti PTZ), esistono 3 modi per accumulare punti:
1. Fare il login vi fa guadagnare 2 pt
2. Rispondendo alla domanda del giorno (anche detta Dailies)
3. Invitare amici
Se inviterete 20 amici su Lockerz diventerete Z-Member e avrete i vostri punti raddoppieranno passando da 2 a 4.
I punti vanno utilizzati per richiedere gli oggetti in regalo, ad ogni oggetto infatti corrisponde un numero di punti, per esempio: se disponete 625 PTZ potete ricevere una PS3 in regalo, oppure un iPodTouch 8GB se avete accumulato 325 PTZ.
I premi sono divisi in tre categorie differenti:
1. Cool barands
Oggetti alla moda come borse, occhiali, giacche etc..
2. Electronics
Oggetti tecnologici come Xbox, PS3, MacBook, TV, LCV e altro ancora.
3. Experiences
Qui è possibile trovare premi di tutt’altro genere, potete accapararvi biglietti per concerti, premi speciali oppure fare una donazione ad un ente benefico.
Lockerz da ottobre effettua le spedizione anche in Italia, il servizio è attualmente utilizzabile solo su invito, non è infatti possibile registrarsi senza essere stati invitati.
Ho a disposizione molti inviti, se desiderate ricevere un invito per provare Lockerz lasciate un commento indicando il vostro indirizzo e-mail o contattatemi su facebook.
Lockerz è senza dubbio una trovata di marketing geniale, ma che con un po’ di costanza può farvi ricevere oggetti preziosi senza spendere un centesimo.
Perdendo 5 minuti al giorno ( accesso + dailies ) si può avere un Ipod 8GB gratis in meno di 3 mesi, se poi lo volete prendere come un secondo lavoro i tempi si dimezzano ancora.. :D