giovedì 28 maggio 2009

Il colpo perfetto....o quasi

Nel febbraio 2003 Notarbartolo è stato arrestato in quanto capo di una banda di ladri italiani. L’accusa era quella di essere penetrati in un caveau, due piani al di sotto del Diamond Center di Anversa, e di essersela svignata con un bottino di almeno 100 milioni di dollari in diamanti, oro e gioielli. Il caveau era considerato impenetrabile – era protetto da 10 sistemi di sicurezza, su vari livelli: rivelatori di calore a raggi infrarossi, sensori sismici, un radar Doppler, un campo magnetico, e un lucchetto che contava 100 milioni di combinazioni possibili. L’hanno definito il colpo del secolo e ancor oggi la polizia non è in grado di spiegare esattamente come Notarbartolo abbia fatto.
La refurtiva non è mai stata trovata, ma sulla base di prove indiziarie Notarbartolo è stato condannato a dieci anni. Ha sempre negato di aver avuto alcuna parte in quel crimine e per sei anni si è rifiutato di discutere del caso con i giornalisti, preferendo il silenzio. Fino a oggi.
Il piano era filato alla perfezione: niente allarmi, niente polizia, niente problemi. Il colpo non sarebbe stato scoperto fino al lunedì mattina, al momento del controllo del caveau da parte delle guardie. Il resto della banda stava già tornando in Italia con il bottino. Non c’era motivo di preoccuparsi. Notarbartolo e Speedy dovevano solo bruciare un po’ di resti compromettenti, e poi si sarebbero incontrati con gli altri, vicino a Brescia, per dividersi le gemme.
Notarbartolo uscì dall’autostrada e svoltò su uno sterrato che conduceva nel folto della boscaglia. Il posto era invisibile dall’autostrada, anche se i fari delle macchine di passaggio penetravano tra gli alberi. Notarbartolo disse a Speedy di non muoversi, e andò in cerca di un luogo adatto per bruciare i rifiuti.
Quando arrivò all’auto, non riuscì a credere ai propri occhi. Speedy aveva perso la testa. Il contenuto del sacco dell’immondizia era sparso in mezzo agli alberi. Stava zampettando freneticamente nel fango, gettando carte sotto i cespugli. Notarbartolo era sbigottito. Dai rami dei cespugli pendevano, come festoni da abeti natalizi, pezzi di nastri delle videoregistrazioni. Mucchi di shekel israeliani e rupie indiane svolazzavano di fianco a un panino al salame mezzo mangiato. La melma attorno all’auto era punteggiata da centinaia di piccoli diamanti. Ci sarebbero volute delle ore per raccogliere tutto e bruciarlo.
Il padrone del campo, qualche giorno dopo, andando a caccia trovò i resti e telefonò alla polizia.

Nel giro di poche ore le prove cominciarono ad arrivare al quartier generale della Squadra Diamanti, ad Anversa, riempiendo una stanza. Un uomo della squadra si chinò sulle buste di plastica trasparente, cercando indizi evidenti. Un pezzo di carta strappato sembrava promettere bene. Non gli ci volle molto per riassemblarne i pezzi, come in un puzzle. Era la fattura per un sistema di sorveglianza funzionante in condizioni di scarsa illuminazione. L’acquirente: Leonardo Notarbartolo.

Nella proprietà di Van Camp, intanto, un tecnico di laboratorio era chino tra i rovi e stava osservando un piccolo pezzo di carta dai bordi lacerati, che spuntava dal fango. Lo tirò fuori con cautela e lo espose alla luce.
Era un biglietto da visita con l’indirizzo e il numero di telefono di Elio D’Onorio, un esperto di elettronica italiano, con una lunga storia di furti di gran classe. Notarbartolo si è sempre rifiutato di fare i nomi dei suoi complici, ma tutti gli indizi fanno pensare che D’Onorio sia il Genio.

I tecnici presero anche un panino al salame mezzo mangiato. Trovarono lì accanto una busta di salame Antipasto Italiano e indirizzarono anche questa al quartier generale di Anversa.

Quattro giorni dopo, i detective perquisirono l’appartamento che Notarbartolo aveva preso in affitto ad Anversa. In una credenza trovarono lo scontrino di una confezione di Antipasto Italiano, comprata in un negozio lì vicino. Lo scontrino riportava data e ora.

Potete trovare l'intera storia dettagliata qui

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