venerdì 28 agosto 2009

Usa, la scimmia con due mamme "Ci salverà dalle malattie ereditarie"


Lui, lei e lei. Non è un "triangolo" amoroso clandestino, bensì la somma delle parti che compongono un figlio con tre genitori: un padre e due madri. Il figlio in questione è un macaco, una scimmietta: ma teoricamente, e presto anche concretamente, anche un cucciolo di umani potrebbe nascere da tre genitori.

Che il fatto sia accaduto, non una ma ben quattro volte, con successo, nel primo esperimento mai condotto di questo genere sui primati, ossia sui nostri parenti più stretti, viene considerato un precedente di cruciale valore.

Annunciata sulla eminente rivista scientifica britannica "Nature", la rivoluzionaria tecnica di concepimento è servita a impedire la trasmissione di particolari malattie genetiche, quelle di origine mitocondriale, dalla madre ai figli. Era già stata sperimentata sui topi, dagli stessi scienziati della Newcastle University che lo scorso anno avevano scatenato un'intensa controversia con la creazione di embrioni umani contenenti del Dna di un uomo e di due donne. Ma gli embrioni erano stati distrutti, come prevede la legge, dopo pochi giorni. Mentre i macachi sono cresciuti e il loro simpatico musino riempiva ieri le pagine di tutti i giornali del Regno Unito: le prime scimmie che hanno un padre e due madri.

Condotto da ricercatori dell'Oregon National Primate Research Centre negli Stati Uniti, il tentativo di creare in laboratorio dei figli da tre diversi genitori biologici aveva l'obiettivo di impedire, attraverso la fecondazione artificiale, che una femmina affetta da disturbi genetici dei mitocondri li passi ai suoi bambini.
Si tratta di una minuscola struttura, funzionante come la batteria delle cellule, che può causare decine di malattie a volte fatali, colpendo il fegato, il cuore, provocando cecità o sordità, distrofia muscolare, e forse disordini come il morbo di Alzheimer o di Parkinson.

Gli studiosi americani, scrive "Nature", hanno di fatto scambiato il Dna malato nell'ovulo di una scimmia con il Dna sano di un'altra scimmia; quindi hanno fecondato con lo sperma di un macaco l'ovulo ricostruito in questo modo. Le quattro scimmiette venute al mondo, battezzate Spindler, Spindly e i gemelli Mito e Tracker, sono risultate senza alcuna traccia del Dna malato della (prima) madre. Ma la tecnica rilancia le polemiche sui "designer baby", i neonati creati in laboratorio.

Associazioni religiose promettono proteste e opposizione all'applicazione di una tecnica analoga sugli esseri umani. Anche se piccolissima, i figli avrebbero una quota di Dna proveniente dalla femmina donatrice, e lo trasmetterebbero alle successive generazioni. La legge britannica, modificata di recente, consente modificazioni del Dna di questo tipo, solo per evitare la trasmissione di malattie genetiche. "Crediamo che le famiglie con simili problemi debbano avere la possibilità di far nascere bambini sani", dice la dottoressa Marita Pohlschmidt, direttrice della campagna per la ricerca contro la distrofia muscolare.

Repubblica.it

giovedì 27 agosto 2009

I russi di Versilia e le supermance: 4.200 euro al cameriere

CINQUALE (Massa Carrara) — Quando una delle due ragazze russe, bellissime, ha tirato fuori dalla borsetta trenta banconote da 500 euro l'una, Sergio, patròn del Cinqualino Beach, pensava a uno scherzo. «Signora, ma ci sono 4200 euro in più...». Lei lo ha guardato con un sorriso e in un italiano traballante gli ha sussurrato: «Mancia per i camerieri, prego, siamo stati benissimo». Poi, in compagnia dell'amica e di due aitanti signori, tutti russi doc, ha lasciato il locale a bordo di una Bentley.

Continua a leggere..

mercoledì 26 agosto 2009

Un anno, 4 mesi e 21 giorni viaggio dalla morte all'Italia


Il racconto di Titti e Hadengai, due dei cinque sopravvissuti sul gommone maledetto, lo potete trovare per intero qui. E' molto tragico, ma vi consiglio di leggerlo; Ecco l'incipit:

PALERMO - Italia? È una stanza bianca e blu, la numero 1703, pneumologia 1, primo piano dell'ospedale "Cervello". Un tavolino con quattro sedie, due donne coi capelli bianchi negli altri due letti, dalla finestra aperta le case chiare del quartiere Cruillas, le montagne di Altofonte Monreale, il caldo d'agosto a Palermo. Sui due muri, in alto, la televisione e il crocifisso, una di fronte all'altro.

È quel che vede Titti Tazrar da ieri mattina, quando apre gli occhi. Quando li chiude tutto balla ancora, ogni cosa gira intorno, il letto è una barca che si inclina e poi si piega sulle onde. Titti cerca la corda per reggersi, d'istinto, come ha fatto per 21 giorni e 21 notti, con la mano che da nera sembra diventata bianca per la desquamazione, una mano forata dalle flebo per ridare un po' di vita a quel corpo divorato dalla mancanza d'acqua. La gente che ha saputo apre la porta e la guarda: è l'unica donna sopravvissuta - con altri quattro giovani uomini - sul gommone nero che è partito dalla Libia con un carico di 78 disperati eritrei ed etiopi, ha vagato in mare senza benzina per 21 giorni, ha scaricato nel Mediterraneo 73 cadaveri e ha sbarcato infine a Lampedusa cinque fantasmi stremati da un mese di morte, di sete, di fame e di terrore.

martedì 25 agosto 2009

Paul è morto!!


Per scrivere una canzone come Yesterday è meglio avere una scatola cranica tondeggiante. Se invece volessimo un pezzo più rock, facciamo Get back?, è preferibile che il cranio sia più stretto e lungo. Il fatto che i due brani abbiano lo stesso autore porta dritto al cuore del rompicapo, che da quarant'anni ha un nome, anzi una sigla: P.I.D. (Paul Is Dead). Il Paul in argomento è naturalmente McCartney che, oltre a Yesterday e Get back, ha scritto decine di pezzi pop-rock di successo. Paul è al centro di una delle più curiose, persistenti e articolate leggende metropolitane di ogni tempo: quella che sostiene la sua morte (tenuta segreta) già nell'autunno 1966 e la sostituzione con un sosia destinato a proseguirne la trionfale e lucrosa carriera. Fino a oggi.
Gabriella Carlesi e Francesco Gavazzeni sono una strana coppia: lei è un'anatomopatologa, lui un informatico. Lei è un'esperta nel riconoscimento craniometrico, lui mette le potenzialità del computer a disposizione di una disciplina nata a metà Ottocento: la craniometria appunto.
L'incrocio tra craniometria e tecnologia (che, tra le altre cose, consente di portare a proporzioni omogenee foto dello stesso soggetto scattate in momenti diversi) ha permesso di osservare, come mai prima, una serie di immagini di Paul McCartney dagli anni Sessanta a oggi.
Senza sbilanciarsi e senza portare, almeno a parole, alle estreme conseguenze la loro inchiesta, Carlesi e Gavazzeni incarnano l'essenza amletica della leggenda di Paul Is Dead. Due diversi tipi di razionalità si scontrano senza la possibilità di una verità condivisa. Come non domandarsi come possa un uomo, nel giro di pochi mesi, alterare forma del cranio, palato, bocca, naso, mandibola e orecchie pur continuando a cantare e a comporre musica? Da una parte c'è la difficoltà ad accettare uno scambio di persona quasi perfetto; dall'altra, la craniometria va a sorreggere i non pochi indizi inseriti nei dischi, nelle copertine e nei loro video dagli stessi Beatles.

Ma alle domande che possono aver trovato una risposta se ne sostituiscono altre, non meno impegnative. A cominciare dall'interrogativo cui nessuno, compreso il diretto interessato, sembra poter dare una risposta: chi è l'uomo che chiamiamo Paul McCartney?

Leggi l'intero articolo qui.

lunedì 24 agosto 2009

Pipì nella doccia per salvare la foresta

Chi non ha mai fatto pipì sotto la doccia alzi la mano. Quella che per molti è un piccola trasgressione potrebbe diventare un importante gesto per salvare la salute del nostro pianeta. L'idea è venuta a una ong brasiliana, SOS Mata Atlântica, che ha fatto un semplice calcolo: se tutti i cittadini brasiliani facessero una volta al giorno pipì nella doccia (evitando quindi di tirare l'acqua del wc) risparmierebbero ciascuno 4.380 litri di acqua potabile all'anno. Per chiarire il concetto la ong ha preparato un divertente spot animato, diventato in breve una star della Rete.

FORESTA ATLANTICA - La campagna, chiamata semplicemente «Pipì nella vasca», è seria: l'obiettivo della ong è salvare in particolare la foresta atlantica del Brasile, un prezioso patrimonio di biodiversità distrutto per più del 90% nel corso del 20° secolo (per le coltivazioni di canna da zucchero e caffè) e ancora oggi minacciato per l'enorme sviluppo di due megalopoli, Rio de Janeiro e San Paolo. Insomma una pipì nella doccia pensando al pianeta. E senza effetti collaterali: essendo l'urina costituita al 95% di acqua, sottolinea la ong, non ci sono rischi igienici o di cattivi odori.

Corriere.it