
Per scrivere una canzone come Yesterday è meglio avere una scatola cranica tondeggiante. Se invece volessimo un pezzo più rock, facciamo Get back?, è preferibile che il cranio sia più stretto e lungo. Il fatto che i due brani abbiano lo stesso autore porta dritto al cuore del rompicapo, che da quarant'anni ha un nome, anzi una sigla: P.I.D. (Paul Is Dead). Il Paul in argomento è naturalmente McCartney che, oltre a Yesterday e Get back, ha scritto decine di pezzi pop-rock di successo. Paul è al centro di una delle più curiose, persistenti e articolate leggende metropolitane di ogni tempo: quella che sostiene la sua morte (tenuta segreta) già nell'autunno 1966 e la sostituzione con un sosia destinato a proseguirne la trionfale e lucrosa carriera. Fino a oggi.
Gabriella Carlesi e Francesco Gavazzeni sono una strana coppia: lei è un'anatomopatologa, lui un informatico. Lei è un'esperta nel riconoscimento craniometrico, lui mette le potenzialità del computer a disposizione di una disciplina nata a metà Ottocento: la craniometria appunto.
L'incrocio tra craniometria e tecnologia (che, tra le altre cose, consente di portare a proporzioni omogenee foto dello stesso soggetto scattate in momenti diversi) ha permesso di osservare, come mai prima, una serie di immagini di Paul McCartney dagli anni Sessanta a oggi.
Senza sbilanciarsi e senza portare, almeno a parole, alle estreme conseguenze la loro inchiesta, Carlesi e Gavazzeni incarnano l'essenza amletica della leggenda di Paul Is Dead. Due diversi tipi di razionalità si scontrano senza la possibilità di una verità condivisa. Come non domandarsi come possa un uomo, nel giro di pochi mesi, alterare forma del cranio, palato, bocca, naso, mandibola e orecchie pur continuando a cantare e a comporre musica? Da una parte c'è la difficoltà ad accettare uno scambio di persona quasi perfetto; dall'altra, la craniometria va a sorreggere i non pochi indizi inseriti nei dischi, nelle copertine e nei loro video dagli stessi Beatles.
Ma alle domande che possono aver trovato una risposta se ne sostituiscono altre, non meno impegnative. A cominciare dall'interrogativo cui nessuno, compreso il diretto interessato, sembra poter dare una risposta: chi è l'uomo che chiamiamo Paul McCartney?
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