
Sig. Morri ci parli di lei?
Sono nato a Rondine (AR) il 26 Marzo del 1921, successivamente la mia famiglia si trasferì a San Zeno nel 1930. Eravamo contadini, il lavoro e la fatica non mancavano mai. Noi figli eravamo in sette, due sorelle e cinque fratelli, me compreso. Durante la guerra, io insieme agli altri miei 4 fratelli venimmo richiamati tutti sotto le armi. Il piu grande era in Albania, un altro fratello nato nel 1917 era al valico francese. Quello nato nel 1920 era in Russia. Avevo addirittura un fratello che era in aviazione alla scuola allievi ufficiali che inizialmente era qui ad Arezzo dove sorgeva la caserma “Cadorna”, poi venne spostata a Stia perchè era piu sicura, successivamente fu spedito a Copertino in Puglia. Il giornale “La Nazione” ci dedico' un'intera pagina dal titolo: “ cinque fratelli alle armi”
Ci racconti le sue esperienze nella seconda guerra mondiale?
Per me la guerra è durata in tutto 52 mesi.
Ero in Francia il 28 luglio del 1943. Noi italiani occupavamo il suolo Francese, la parte meridionale, quella che andava dalla costa mediterranea fino alle alpi. Nell'aria si sentiva che c'era qualcosa che non andava infatti molti battaglioni vennero rimpatriati. Rientrai in Italia insieme ai miei commilitoni con il treno attraverso la linea ferroviaria che tocca Nizza-Mentone-Ventimiglia.
Arrivati a Ventimiglia vidi cose che mi lasciarono senza fiato. La gente cancellava dai muri, le scritte di Benito Mussolini. Spaccavano i monumenti fascisti. Davano fuoco ai simboli della dittatura. Non era ancora l'8 Settembre, ma lì capii che il fascismo era finito.
La nostra tradotta arrivò alle 16,30 in un paesino piemontese di cui non ricordo il nome che faceva 3000 abitanti. Alle 18,00 ci dettero il rancio, chi voleva poteva mangiare fuori in quelle poche bettole e osterie che erano ancora in piedi. Quella sera ci fu una sbronza collettiva, in molti ridevano ed erano felici. Io essendo del '21 ero nato e vissuto per tutta la mia vita sotto il regime fascista. Nel mio battaglione però c'erano soldati della classe 1907, loro avevano provato la dittatura fascista e avevano sofferto a causa di questa. Nel mio reggimento c'erano molti veterani tornati dalla Russia, nonostante l'armata italiana fosse stata massacrata, questi superstiti li avevano riassegnati ai vari reggimenti. Quella sera sentii per la prima volta in vita mia sentii i soldati italiani sbronzi cantare “Bandiera Rossa” ...
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