domenica 11 ottobre 2009

Smart drugs


Un giovanotto (lo chiamerò Alex) si è laureato da poco a Harvard. Ai tempi in cui studiava storia, Alex scriveva una dozzina di saggi al semestre. Dirigeva anche un’organizzazione studentesca, per la quale spesso lavorava oltre quaranta ore alla settimana; quando non era in servizio, era a lezione. Le notti dal lunedì al venerdì erano dedicate ai compiti che non era riuscito a finire durante il giorno, e quelle del fine settimana alle bevute con gli amici e ai party. Poiché questa vita in realtà era impossibile, per renderla possibile Alex cominciò a prendere l’Adderall.
L’Adderall, un composto di sali di anfetamina, negli Stati Uniti viene comunemente prescritto a bambini e adulti con diagnosi di Adhd, la sindrome da deficit di attenzione e iperattività. Ma in tempi recenti l’Adderall e il Ritalin, un altro farmaco, hanno cominciato a essere utilizzati come “smart drugs” o nootropici, in pratica stimolanti cognitivi: farmaci che gente iperefficiente e sovraccarica di impegni trangugia per diventare ancor più efficiente e sovraccaricarsi di ulteriori impegni (un uso del genere non è citato sul bugiardino, e non ha l’approvazione del produttore né della Food and Drug Administration).[...]
Lo scorso aprile, la rivista scientifica Nature ha pubblicato i risultati di un sondaggio online informale, in cui si chiedeva ai lettori se avessero tentato di acuire «attenzione, concentrazione o memoria» facendo ricorso a farmaci come il Ritalin o il Provigil, un nuovo tipo di stimolante conosciuto con il nome generico di modafinil, sviluppato per combattere la narcolessia. Ha risposto affermativamente un lettore su cinque. La maggioranza, tra i 1400 che hanno partecipato al sondaggio, ha dichiarato che a un adulto sano dovrebbe essere permesso di prendere stimolatori cerebrali anche a scopi non terapeutici, e il 69 per cento considera come un rischio accettabile eventuali effetti collaterali (modesti). E anche se la maggioranza ha detto che questo tipo di farmaci non dovrebbe finire in mano a ragazzi cui non sia stato diagnosticato un disturbo, un terzo dei lettori ha ammesso che si sentirebbe spinto a dare le smart drugs ai figli, se venisse a sapere che gli altri genitori lo fanno.
Queste ansie da competizione si avvertono già sui luoghi di lavoro. Recentemente, in una rubrica di Wired Us è stato pubblicato il messaggio di un lettore, preoccupato perché c’è «un astro nascente nella mia azienda: lui usa il modafinil per lavorare con orari folli. E il capo ha cominciato a darmi il tormento perché non sono altrettanto produttivo». [...]
Se alla fine decideremo che i neurostimolatori funzionano, e sono fondamentalmente sicuri, verrà il giorno in cui il loro uso sarà forzato? I legislatori potrebbero costringere alcune categorie di lavoratori – medici del pronto soccorso, controllori di volo – ad assumerli? (In realtà le forze aeree americane già mettono il modafinil a disposizione dei piloti impegnati in missioni lunghe). Per tutti gli altri la pressione potrebbe essere più subdola: la sensazione nauseante che provo quando mi viene in mente il collega giovane che butta giù il Provigil per rispettare le scadenze. Questo potrebbe portare a una società nella quale non sono molto sicura di voler vivere: una società in cui saremo ancor più sovraccarichi di lavoro e al rimorchio delle tecnologie e in cui dovremo drogarci per reggere il passo; una società in cui somministreremo ai bambini gli steroidi accademici con le vitamine.

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