
Tra il 2004 e il 2005 sono scoppiati 180 roghi spontanei dentro e fuori le abitazioni anche con la rete elettrica staccata. E poi: navigatori satellitari fusi, pen drive e memorie dei computer smagnetizzate, cellulari impazziti, migliaia di cozze spiaggiate, una bacinella di benzina di cui brucia la plastica ma non il carburante, melanzane che crescono con ignote striature tigrate e cespugli anneriti fino alle radici per combustione interna...
«Inizia tutto a casa mia. Alla vigilia di Natale del 2003 sento un cattivo odore provenire dalle cassette dell’impianto elettrico. Il quadro è annerito e i fili bruciacchiati. Riparo io, ma l’episodio si ripete dopo poche ore. Sotto casa vive papà, che queste case le ha costruite nel ’60. Dico: “Papà, qui non va più l’impianto elettrico”. L’elettricista, visto che altri cavi si bruciano nei giorni successivi, rimpiazza tutti i fili della casa.
[...]
Siamo ormai ai primi di gennaio del 2004. I fili appena cambiati dall’elettricista prendono fuoco. Vengono sostituiti due boiler con i fili danneggiati, ma nel pomeriggio s’incendia la cassetta dell’impianto. I tecnici Enel misurano la tensione che è a 230. Gli incendi si propagano. Le guaine esterne si anneriscono e s’increspano finché prendono fuoco. È come se un’onda viaggiasse sulla guaina ma non sul rame, che si scalda, ma mai fino a bruciare, tanto che lo si può toccare. È come un virus: i più vicini a noi cominciano a vedere gli stessi fenomeni in casa loro, poi vengono colpite le case più lontane. L’Enel disalimenta l’area e lascia un mezzo gruppo elettrogeno. Sei giorni senza fenomeni, poi delle urla: “Aiuto! Aiuto!”. Sta andando a fuoco l’apparato dei contatori e citofoni, si scioglie un intero sgabuzzino. Viene sospeso anche il mezzo gruppo elettrogeno, ma prende fuoco tutto anche da spento: le prese elettriche, gli abatjour, i lampadari».
«Eliminato il sistema elettrico, comincia a prendere fuoco tutto ciò che è metallico. Il materasso con le molle, le poltrone: il metallo non diventa né incandescente né troppo caldo mentre la parte di stoffa o di plastica brucia. All’Enel escludono ogni responsabilità e ipotizzano test effettuati dalle Ferrovie. Gli episodi continuano a verificarsi fino al 9 febbraio 2004, quando, nonostante i Vigili del fuoco siano qui ventiquattr’ore al giorno, brucia una casa utilizzata da mia cugina come deposito di mobili e vestiti. Ci fanno evacuare e chiamano il Cnr. Arrivano studiosi e scienziati da tutta Italia.
[...]
Ora, invece di verificarsi dentro le case, i fenomeni cominciano all’aperto. Le automobili si aprono e si chiudono da sole. I meccanismi in metallo e plastica si fondono dentro le portiere. Nella mia auto si fora anche il blocco in plastica del Gps, fenomeno – mi spiegano i Ris di Messina – che accade solo a 1000 gradi. Per tre volte si rompe il vetro laterale al posto di guida della mia Lancia Dedra 2000. Sento solo l’implosione, perché tutti i frammenti di vetro cadono dentro l’auto e non fuori.
Tra giugno e ottobre gli esperti lavorano sulle case, ma non ci sono più fenomeni. A ottobre 2004, al rientro dopo la lunga evacuazione, troviamo le abitazioni allagate e nei flessibili dell’acqua scoviamo dei piccolissimi fori. I tubi si bucano e noi li sostituiamo, ma continuano a bucarsi anche dopo che viene sospesa l’erogazione dell’acqua. Si parla allora di campo magnetico.
[...]
Nino Pezzino riprende a raccontare: «I fenomeni continuano, ma a giugno la Protezione civile, passata alla regione, ci dice: “Non siamo più nelle condizioni di pagarvi l’albergo”. Sono trascorsi quattro anni, ma grazie a qualche imbecille che ha tirato in ballo gli Ufo, ancora non sappiamo perché è accaduto tutto questo. Ora le case sono tutte munite di sensori reattivi al fumo e a forti picchi magnetici, che suonano dalle quattro alle cinque volte a settimana, spesso nel cuore della notte. Tu ti alzi, controlli che non ci siano incendi e torni a dormire. Prima segnalavamo tutto alla questura, ma ora non lo facciamo più perché non vale il costo della telefonata. La sa la verità? Non c’è la voglia che emerga la verità su queste cose. C’è il segreto di stato».
[...]
Nino Pezzino nel lungo pomeriggio sulla veranda in riva al mare aveva parlato della proposta di costruire una rete alta tre metri per fermare questo fascio elettromagnetico. «Sì, era una mia idea, ma non è stata più applicata perché, appena installati gli apparecchi, si sono interrotti gli incendi. Questo fa sospettare fortemente la natura artificiale del fenomeno». L’ipotesi trova conferma in un documento del Gruppo interistituzionale, che spiega come siano sorti «interrogativi spontanei sulla possibilità che alla base di questi fenomeni possano esserci applicazioni sperimentali di tecnologie industriali, non escludendo i sistemi d’arma cosiddetti a energia diretta». Da un fascicolo riservato consegnato a Palazzo Chigi trapelano queste parole: «Tecnologie militari evolute anche di origine non terrestre potrebbero esporre in futuro intere popolazioni a conseguenze indesiderate. Gli incidenti di Canneto di Caronia potrebbero essere stati tentativi di ingaggio militare tra forze non convenzionali oppure un test non aggressivo». «Qui è come se ci vedono e ci sentono», aveva detto infatti Pezzino osservando che, dopo essere entrato con altre persone in una stanza e aver notato che era stata risparmiata, questa aveva preso fuoco poco dopo.
[...]
«Qui entriamo in discorsi molto riservati. Posso dire che si trattava di radiazioni ben focalizzate», spiega Vedruccio. «Noi sappiamo che genere di radiazioni erano e sappiamo che erano direzionate».
Cioè mirate?
«Sì, mirate. Ma non credo che chi operava questo sistema volesse fare del male alla gente. Piuttosto, le case sembrano essere state colpite in maniera selettiva, quando la gente era in altre stanze. L’indagine ha evidenziato che il punto di origine era in mare a qualche metro dalla superficie, ma quando siamo andati là, non c’era niente». Un sommergibile?
«Ne dubito. Per irradiare quell’energia a quella distanza ci vorrebbero gigawatt di energia, non kilowatt».
Si possono fare altre ipotesi.
«Ma invece di fare ipotesi, perché non vi basate sui fatti? Le foto a quegli oggetti volanti sono i fatti. Fare altre congetture in base a fatti così può essere scomodo. Io non lo posso fare, ho famiglia... Le dico solo che nessuno stato autorizzerebbe esperimenti sui civili e fuori dai poligoni, perché farlo significherebbe rivelare che si è in possesso di una tecnologia più avanzata di qualche centinaio d’anni rispetto a oggi».
Si tratta allora di un messaggio?
«Era un messaggio sì, un mostrare i muscoli, forse più che una cosa incidentale».
Ma un messaggio di chi?
«Allora le dico questo: se lei potesse sapere di che cosa si tratta, non sarebbe autorizzato a parlarne. Qualsiasi ipotesi lei faccia non potrà mai combaciare con la realtà. Chiaro?».
[...]
Leggi l'articolo completo qui
Nessun commento:
Posta un commento