Già disponibile per il mondo militare, la tecnologia in questione è oggi una realtà anche per i civili e si chiama cognitive radio. La sua forza è data dalla capacità di trasmettere e ricevere su frequenze libere da altri segnali, senza interferenze.
Una volta trovata la frequenza disponibile la radio intelligente può trasmettere, veicolando contenuti di vario tipo (audio, video, dati), in un unico segnale digitale distribuito nello spettro e creando reti capaci di scegliere all'istante il canale libero, utilizzandolo senza dover rispettare un percorso predeterminato.
Grazie a questo meccanismo è possibile sfruttare in maniera efficiente tutto lo spettro, con spazi di trasmissione teoricamente illimitati. Secondo una ricerca
della Fcc, l’agenzia federale americana per le telecomunicazioni, attualmente lo spettro è sfruttato soltanto al 30 per cento delle sue potenzialità.
Nella stessa indagine si argomenta anche che le frequenze sono assegnate soprattutto ai servizi civili (ambulanze,servizi di sicurezza, eccetera) e hanno un tasso di utilizzo temporale (cioè il periodo in cui la frequenza è libera e non viene utilizzata) anche inferiore al 50 per cento. Il primo prodotto commerciale “cognitive” è stato realizzato da una piccola società, la Adapt4, che ha ricevuto dalla Fcc il primo permesso sperimentale per effettuare i necessari test di funzionamento. La XG1Data Radio, questo il nome del device, permette di trasferire fino a 180 kilobit al secondo di dati digitali sulla banda di frequenza che va dai 217 ai 220 megahertz.
La radio analizza in tempo reale la situazione delle frequenze utilizzate nella banda e sceglie le frequenze libere dove trasmettere senza interferire in alcun modo con gli utilizzatori “normali” e “analogici” dello spettro.
Cognitive broadband Gli utilizzatori ideali di queste radio sono civili (vigili del fuoco, protezione civile,mondo sanitario) o militari che hanno bisogno di un sistema di trasmissione digitale efficiente e soprattutto decisamente difficile da intercettare.
Data Radio e i suoi simili permettono anche di trasferire dati, voci e immagini e possono essere configurate come dispositivi ethernet wireless che potranno fruire di applicazioni Tcp/Ip via radio come se operassero all’interno di una qualunque rete Wi-Fi. Queste ultime, che condividono in tutto il mondo una piccolissima fetta di frequenze collocata sui 2,4 gigahertz e che gestiscono già in modo automatico la scelta del canale su cui trasmettere, sono state il primo modello a cui ispirarsi per immaginare una gestione dello spettro che fosse più libera ed efficiente.
Il passo successivo dovrebbe essere quello di una rete a banda larga che, utilizzando la tecnologie cognitive, scelga la frequenza e la banda migliore per trasmettere, ma anche la potenza per permettere connessioni sia agli utenti locali sia a quelli più distanti.
Una rete simile è il sogno di chi già oggi, attraverso progetti come Fon (la rete wireless autogestita che offre connettività libera e che analizzeremo più approfonditamente nel prossimo numero), usa le frequenze radio per distribuire accessi alla rete e ben conosce gli attuali limiti delle bande e delle potenze permesse per questo tipo di trasmissioni.
Da parte dei governi sembrano esserci i primi, timidi, segnali di interesse verso il mondo delle spettro libero.
Il limite che sembra spaventare maggiormente gli attuali garanti dell’etere è la difficoltà di controllare e “ascoltare” facilmente il traffico di una rete realizzata con tecnologia cognitive radio. I continui cambi di frequenza e la scelta in tempo reale della banda da usare rendono infatti quasi impossibile l’intercettazione di questi segnali.
Non a caso questa tecnologia ha oggi un grande successo in campo militare, dove la sicurezza delle comunicazioni radio è un fattore vitale.