mercoledì 7 aprile 2010

Cuba libre...il regime regna ancora


"Come va?"

"Stanno succedendo molte cose. Ma tu ce la fai a venire?"

«Sì, atterro domani notte...». «Hai un albergo in centro?», mi chiede lei. «Quando ci vediamo te lo dico...». Ora a fare la parte del prudente sono io e lei ride. «Dove vuoi che ci incontriamo?». Tace per qualche secondo mentre il telefono continua col suo solito ticchettio. Poi mi dice secca: «All'aperto!». «Pensi a un posto in particolare?». «Sì», ha una voce decisa. «Parque Central. Alle 10 in punto. Sotto la statua di José Martí!». La linea cade quasi subito. I tentativi per mettermi in contatto con Yoani Sánchez all'inizio hanno il sapore dei tempi della Guerra Fredda: molte telefonate, linee controllate e triangolazioni improbabili per riuscire a raggiungerla. Poi, dopo qualche settimana di negoziazione, riesco a fissare un appuntamento all'Avana.
[...]
Yoani mi racconta la città come se fosse il terreno da gioco per una caccia al tesoro di hot spot. Le reti wi-fi? Pochissime, una nella calle tal dei tali, due nel quartiere x, altre tre nella zona y. Gli altri punti di accesso al web sono i pc dei grandi alberghi, come quello in cui sto io: un hotel rinnovato appena qualche mese fa, con tre computer nuovi di zecca nella hall ma nessun servizio wireless.

«Non avrai mica controllato l'email?». «Sì... L'ho guardata stamattina appena sveglio». «Favoloso!», mi dice ironica. «Ora non sei più l'unico a leggerla. Quei computer sono macchine-divora-password. Appena uscito dall'isola cambia subito le tue password». Poco male, penso io: trascuro così tanto il mio account email che si faranno una cultura sui casinò online, i simil-Viagra, le vedove nigeriane che devono trasferire milioni di euro su conti europei e le giovani ucraine in cerca di una relazione di amicizia solida e duratura. «Usare gli spot wi-fi con i portatili è l'unico modo per proteggere i nostri dati, anche se a volte nemmeno questo basta». Ma com'è possibile gestire un blog seguito in tutto il mondo in queste condizioni? Quello che per noi in Europa è un passatempo, qui impegna Yoani a tempo pieno.
Tutti i servizi di accesso al web sono erogati dallo Stato. Non esiste però nessun ufficio a cui fare domanda per una linea. Vengono concesse ai grandi alberghi, alle ambasciate, agli stranieri regolarmente residenti nell'isola e a un manipolo di fedelissimi: gli "allineati", come li chiama Yoani. Anche per questi, però, non sono necessariamente tutte rose e fiori: mentre di là dallo stretto della Florida, e da noi in Europa, si discute se è meglio sostenere i costi della fibra ottica o è sufficiente una adsl, qui la connessione è insindacabilmente a 56k. E i costi sono proibitivi: «Con un salario ufficiale medio di 17 Pesos Convertibili al mese, l'accesso a Internet qui all'Avana vale 6 Pesos l'ora: con tre ore di navigazione hai fatto fuori lo stipendio di un mese. E a queste velocità di connessione in tre ore fai ben poco». Me ne rendo conto personalmente: per liberarmi dei miei quintali di spam utilizzo 15 dei 30 minuti di credito che ho acquistato in hotel, per leggere quattro email ho speso l'equivalente di due giorni di stipendio locale. «È per questo che lavoro», mi spiega Yoani. «Per potermi pagare i collegamenti una volta alla settimana. E come me ce ne sono tanti...».
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Nei momenti di tranquillità Reinaldo scrive in camera da letto, mentre Yoani lavora chiusa nel suo studio di due metri per tre. Oppure cerca la concentrazione seduta, in pace, sul tetto dell'edificio. Ci si accede da una vecchia scala di servizio a pioli, passando per la sala macchine degli ascensori e da una voragine nel muro che permette di affacciarsi sulla spianata di cemento in cima al palazzo. Lì sopra, fra le antenne tenute in piedi col filo di ferro, Yoani lavora con il laptop sulle ginocchia. Tutto il materiale del suo blog e la corrispondenza sono prodotti e vagliati a casa, offline. Salvati in una memory card, una volta alla settimana prendono il volo per la Rete da un hotel per stranieri. È allora che Yoani inforca un paio di occhiali da sole che le coprono mezza faccia e si dirige verso il centro in cerca della connessione giusta: «Sabato scorso ci ho provato da diversi alberghi ed è stata una tragedia, non sono riuscita nemmeno a caricare una foto da 150 KB... Andiamo, su!».
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Quella di Yoani Sánchez e di suo marito Reinaldo Escobar è una battaglia per potersi esprimere, al di là e a prescindere dalle convinzioni o dalle opinioni politiche. Loro credono che ci debba essere spazio per tutti, la loro arma è la Rete, e il loro combustibile la solidarietà. Così hanno creato un'accademia clandestina per formare blogger indipendenti: ogni martedì e venerdì il salotto di casa loro si trasforma in un'aula per ospitare una trentina di studenti. Si insegna giornalismo, etica e giurisprudenza, tecnica informatica e cultura cubana. Tutto - manco fosse necessario ribadirlo ulteriormente - a titolo gratuito...
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